Rigenerazione urbana

Varese, il futuro del Franco Ossola passa dal nuovo PGT

Sindaco e relatori hanno discusso modelli finanziari, funzioni e servizi per rendere sostenibile l’impianto nel tempo

Varese, il futuro del Franco Ossola passa dal nuovo PGT

Il futuro dello stadio Franco Ossola e dell’area di Masnago è stato al centro di un confronto sul ruolo degli impianti sportivi nella rigenerazione urbana. Il sindaco di Varese Davide Galimberti ha indicato nel nuovo Piano di Governo del Territorio, ormai vicino all’adozione definitiva dopo l’approvazione e la fase delle osservazioni, lo strumento per definire regole e possibilità di intervento.

L’obiettivo non è un’opera isolata, ma un progetto complessivo capace di integrare lo stadio con il comparto circostante. Secondo Galimberti, eventuali investitori devono poter contare su un quadro urbanistico chiaro per valutare un impegno economico di decine di milioni di euro. Il piano prevede margini di flessibilità e funzioni complementari, tra cui parcheggi e residenze, nel rispetto del principio di contenimento del consumo di suolo e di recupero delle aree già urbanizzate.

Il partenariato come strumento

Il tema è stato affrontato durante il convegno Quale futuro per gli impianti sportivi con il partenariato pubblico e privato, ospitato all’Acinque Ice Arena. All’incontro hanno partecipato rappresentanti dell’amministrazione comunale, parlamentari, consiglieri regionali, amministratori del Varesotto, tecnici e operatori del settore. Tra loro anche la vicesindaca Ivana Perusin, l’assessore allo Sport Stefano Malerba e il presidente di Acinque Matteo Barbera.

Barbera ha presentato l’ex palaghiaccio di via Albani come esempio di intervento realizzato attraverso una concessione di 35 anni e un investimento di 10 milioni di euro, con lavori completati in 18 mesi. Tra gli altri casi citati figura la Cantù Arena, progetto ancora in corso con 5.200 posti e 28mila metri quadrati di superfici. Il partenariato pubblico-privato, è stato sottolineato, consente di combinare indirizzi delle amministrazioni, capitali e competenze gestionali private, ma richiede un equilibrio economico verificabile nel lungo periodo.

Impianti aperti alla città

Andrea Cabiati, director di Monitor Deloitte, ha posto l’accento sulla necessità di costruire prima un modello industriale e finanziario e solo dopo definire l’infrastruttura. Uno stadio, secondo l’impostazione illustrata, dovrebbe essere utilizzato durante tutta la settimana attraverso eventi, attività commerciali, servizi e iniziative rivolte alla comunità. La sostenibilità non dipenderebbe quindi soltanto dalle partite, ma dalla diversificazione delle entrate e dalla capacità di generare ricadute economiche e sociali.

Tra gli esempi internazionali sono stati illustrati il Polo Sportivo e degli Eventi di Lugano, con la nuova AIL Arena, e lo York Community Stadium. Nel caso svizzero il progetto comprende anche un palazzetto, spazi pubblici, un parco e funzioni commerciali e residenziali; l’investimento indicato per stadio e palazzetto è di 191 milioni di franchi. A York, invece, attorno all’impianto sono stati sviluppati servizi commerciali, ricreativi e sanitari. Le esperienze citate hanno riportato il confronto sulla prospettiva di Masnago e sulla possibile costruzione di un progetto condiviso tra pubblico e privato.