Esito giudiziario

Un anno per le mail anonime sul caso David Rossi

L’ex ufficiale è stato assolto dall’altra imputazione; la difesa annuncia il ricorso in Appello.

Un anno per le mail anonime sul caso David Rossi

Pasquale Aglieco, ex colonnello dei carabinieri in servizio a Siena, è stato condannato a un anno di reclusione per diffamazione dal giudice monocratico Francesco Anello del Tribunale di Varese. L’ex ufficiale è stato invece assolto dall’accusa di sostituzione di persona, secondo capo d’imputazione contestato nel procedimento.

La vicenda giudiziaria nasce dalle mail anonime inviate nel dicembre 2020 a un testimone indicato con le iniziali M.B., nell’ambito degli approfondimenti sulla morte di David Rossi, responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena, precipitato dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni.

Le comunicazioni al testimone

Le missive erano firmate con lo pseudonimo Antiena e furono indirizzate a M.B., escort di Varese che aveva raccontato ai giornalisti Marco Occhipinti e Antonino Monteleone, autori di servizi de Le Iene, la propria partecipazione ai cosiddetti festini, arrivando a indicare alcune delle persone presenti. Le comunicazioni furono recapitate anche a familiari e conoscenti del testimone.

Secondo l’accusa, i messaggi contenevano espressioni denigratorie nei confronti dei due giornalisti e pressioni rivolte a M.B. affinché ritrattasse quanto dichiarato. Nel corso del procedimento sarebbero emersi elementi utili a ricondurre la provenienza delle mail ad Aglieco, che era stato indicato dallo stesso testimone tra i partecipanti ai festini ed era già stato ascoltato sia dai giornalisti sia dall’autorità giudiziaria.

La decisione del tribunale

Il giudice ha quindi riconosciuto la responsabilità dell’ex ufficiale per la diffamazione, mentre lo ha assolto dalla sostituzione di persona, ritenendo insussistenti i presupposti giuridici necessari per configurare quel reato. La sentenza è di primo grado.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Claudia Sorrenti, aveva chiesto l’assoluzione e ha annunciato il ricorso in Appello. I legali dei giornalisti, Stefano Toniolo e Susanna Gallazzi dello Studio Martinez&Novebaci, hanno espresso soddisfazione, sottolineando che la decisione ha riconosciuto la provenienza delle missive e il loro carattere intimidatorio e offensivo nei confronti del lavoro di Occhipinti e Monteleone.

La sentenza è arrivata a poche ore dall’audizione di Antonella Tognazzi, vedova di David Rossi, prevista per mercoledì 9 settembre davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte del capo della comunicazione di Mps, nell’Aula del IV piano di Palazzo San Macuto.

Rossi morì il 6 marzo 2013, precipitando dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni. Le prime indagini della Procura di Siena archiviarono il caso come suicidio, ma i dubbi sollevati dalla famiglia portarono alla riapertura della vicenda. In seguito furono evidenziate anomalie, tra cui ferite precedenti alla caduta, incongruenze nella traiettoria e la presenza di persone non identificate nella strada. Le due Commissioni parlamentari d’inchiesta e nuove perizie mediche hanno successivamente escluso l’ipotesi del gesto volontario, indicando lo scenario dell’omicidio.