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Frontalieri verso il Ticino, uno su tre viaggia oltre 90 minuti

Un’indagine tra 1.542 lavoratori rileva pesanti sacrifici economici e scarso ricorso al lavoro da remoto.

Frontalieri verso il Ticino, uno su tre viaggia oltre 90 minuti

Un frontaliere su tre impiega più di un’ora e mezza al giorno per raggiungere il posto di lavoro in Ticino e rientrare a casa. È uno dei dati principali della ricerca Lavorare oltre confine, realizzata da BiblioLavoro, centro studi della Cisl Lombardia, per Cisl dei Laghi, Cisl Sondrio, Cisl Piemonte Orientale e il sindacato ticinese Ocst. Il questionario è stato compilato online a maggio 2026 da 1.542 lavoratori, in gran parte iscritti all’Ocst. I risultati sono stati presentati a Ville Ponti, a Varese.

Il peso degli spostamenti

Secondo l’indagine, soltanto il 12,5% degli intervistati impiega meno di mezz’ora al giorno per il tragitto complessivo. Il 30% si colloca tra 30 e 60 minuti, mentre il 25,8% impiega tra 60 e 90 minuti. Il 31,7% supera invece l’ora e mezza: il 14,6% resta tra 91 e 120 minuti, il 17,1% supera le due ore e il 3,2% oltrepassa le tre ore. Il viaggio viene effettuato cinque giorni alla settimana dal 66,1% dei frontalieri; un ulteriore 27,2% si sposta quattro giorni.

La maggior parte degli intervistati utilizza l’auto privata, scelta dal 73,2% del campione. Il treno è il mezzo principale per il 10,5%, moto e scooter per il 6%, mentre il 3,8% combina più mezzi. L’auto aziendale viene utilizzata dal 3,4% e il car pooling dal 2,6%; l’autobus si ferma allo 0,5%. Per gli autori della ricerca, questi numeri riflettono anche i limiti dell’offerta di trasporto pubblico transfrontaliero e la conseguente esposizione a traffico e attese ai valichi.

Spese e lavoro da remoto

Anche il costo economico degli spostamenti incide sul reddito. Il 47,7% degli intervistati destina ai viaggi tra il 5 e il 10% dello stipendio mensile, il 21,6% tra il 10 e il 20% e il 6,6% oltre il 20%. Nel complesso, il 28,3% spende più di un decimo del salario per raggiungere il luogo di lavoro. La quota scende tra chi utilizza i mezzi pubblici: il 32,2% resta sotto il 5% dello stipendio, contro il 19,7% di chi ricorre a mezzi privati.

Il telelavoro resta poco diffuso. Soltanto il 37,4% dichiara di lavorare in un’azienda che lo consente ai frontalieri e, nei casi in cui è previsto, nel 92,5% delle situazioni è limitato a una quota compresa tra il 10 e il 25% dell’orario. Tra chi lo utilizza, il 95,2% valuta positivamente l’impatto sulla qualità della vita e il 94,3% vorrebbe lavorare da casa per più giorni. Tra le motivazioni più citate figurano un migliore equilibrio tra vita e lavoro, indicato dal 42,5%, meno tempo negli spostamenti, dal 42,4%, meno stress, dal 34,7%, e minori spese di trasporto, dal 33,7%.

La ricerca richiama anche la differenza tra le soglie previste per contributi e fiscalità. In base all’accordo europeo sul telelavoro transfrontaliero sottoscritto da Italia e Svizzera, il lavoro da casa può arrivare al 49,99% del tempo senza modificare il regime contributivo. Per il fisco, invece, l’accordo tra i due Paesi fissa il limite al 25%. La proposta della Cisl è riaprire il protocollo aggiuntivo per uniformare le soglie al 49,99% o portare almeno quella fiscale al 40%.

Il 44,2% degli intervistati si dichiara poco o per nulla soddisfatto dell’equilibrio tra lavoro e vita privata. La percentuale sale al 49,9% tra gli under 36. I soddisfatti sono il 69,5% tra chi lavora anche da casa e il 51,8% tra chi è sempre in presenza. L’analisi statistica indica inoltre che, a parità di altre condizioni, all’aumentare della durata del viaggio quotidiano diminuisce la soddisfazione per il proprio lavoro. Marco Contessa, responsabile nazionale Frontalieri della Cisl, ha definito il fenomeno una trappola del tempo legata agli spostamenti e ai costi della mobilità.