La Guardia di Finanza di Padova ha concluso le indagini su un’associazione a delinquere accusata di estorsioni e truffe ai danni di donne anziane in tutta Italia, con particolare riferimento alla provincia di Varese. Sei persone sono state indagate e la Procura della Repubblica di Padova ha richiesto il rinvio a giudizio.
L’inchiesta è il risultato di un’attività investigativa che ha già portato all’esecuzione di cinque misure cautelari, tra cui una in carcere e due agli arresti domiciliari, oltre al sequestro di beni per un valore complessivo di 2,5 milioni di euro.
Modalità di operazione dell’organizzazione
Secondo gli investigatori, il gruppo, con base nel Padovano ma attivo in diverse province italiane, individuava le proprie vittime attraverso elenchi acquistati da altre aziende. Gli incaricati si presentavano porta a porta, sostenendo che un contratto stipulato in precedenza obbligasse le vittime ad acquistare nuovi prodotti.
Tra gli articoli venduti figuravano ferri da stiro, batterie di pentole, materassi e dispositivi elettromedicali, presentati come di alta qualità ma ritenuti di scarso valore dagli inquirenti. I prezzi oscillavano tra 5.000 e 7.000 euro, spesso tramite finanziamenti concessi da società di credito al consumo.
Le conseguenze delle truffe
Le indagini hanno rivelato che i venditori tornavano a distanza di pochi mesi per indurre le vittime a sottoscrivere nuovi acquisti e a rimodulare i finanziamenti già in corso, aumentando così l’importo e la durata delle rate. In caso di rifiuto, le vittime venivano minacciate di azioni legali per presunti obblighi contrattuali, configurando il reato di estorsione.
Oltre 1.200 persone sono state identificate come vittime, residenti in diverse province italiane, tra cui Varese, Milano, Como, Bergamo e Brescia. L’inchiesta è iniziata dopo che i finanzieri hanno notato alcuni soggetti frequentare locali esclusivi a Padova con auto di lusso, nonostante redditi dichiarati incompatibili con il loro tenore di vita.
Le indagini hanno portato al sequestro di beni di lusso, tra cui orologi e gioielli, e hanno rivelato che i profitti delle truffe, alimentati da ricarichi fino all’800%, consentivano ai principali indagati di mantenere uno stile di vita lussuoso. Le accuse formulate dalla Procura comprendono associazione per delinquere, estorsione, truffa e riciclaggio. La richiesta di rinvio a giudizio rappresenta un’ipotesi accusatoria che dovrà essere esaminata nel successivo procedimento giudiziario, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.