Si è chiuso con l’esame dell’imputato il dibattimento davanti al Tribunale di Varese nel processo per maltrattamenti in famiglia e tentata violenza sessuale nei confronti della compagna. L’uomo ha ricostruito la relazione e contestato la versione accusatoria, rispondendo alle domande del pubblico ministero.
La vicenda riguarda una coppia che si era conosciuta sul posto di lavoro a Varese circa sei anni fa. Dopo sette mesi i due avevano iniziato a convivere, inizialmente per consentire all’uomo di assistere la compagna. Un anno più tardi, la donna aveva acquistato un’abitazione e la coppia si era trasferita nella nuova casa.
La versione dell’imputato
Nel corso dell’udienza di giovedì 22 ottobre, l’uomo ha respinto l’accusa di aver sottoposto la compagna a condotte violente. «Non ci sono mai stati maltrattamenti, ma litigavamo sempre», ha dichiarato, ammettendo di essere stato geloso ma precisando di non essere possessivo.
Secondo quanto riferito dall’imputato, la relazione sarebbe stata segnata da discussioni frequenti, ma non da aggressioni. La donna, nelle precedenti udienze, aveva invece descritto un rapporto caratterizzato, secondo la ricostruzione dell’accusa, da umiliazioni, minacce e aggressioni.
La notte di Natale
Il passaggio centrale dell’esame ha riguardato la notte del 25 dicembre 2023, quando nell’appartamento di viale Belforte, a Varese, era intervenuta la polizia. L’uomo ha raccontato che la compagna gli aveva chiesto di sposarla e che quella sera si era recato da lei. I due avrebbero dovuto avere un rapporto sessuale, ma durante l’incontro sarebbe iniziata una discussione.
Nella sua versione, la donna lo avrebbe allontanato e avrebbe telefonato prima alla madre e poi alla figlia di lui. Nel tentativo di riprendere il telefono, sarebbe stato graffiato dalla compagna. «Quando è arrivata la polizia ero seduto sul divano», ha riferito l’imputato, ricostruendo così gli istanti precedenti all’intervento degli agenti.
Il racconto si contrappone a quello della donna, che aveva dichiarato di essere stata aggredita e di aver chiesto aiuto a più persone prima che il padre allertasse le forze dell’ordine. Gli agenti avevano inoltre documentato attraverso fotografie alcuni graffi sul corpo della querelante.
Con l’esame dell’imputato si è conclusa la fase dibattimentale. La discussione è stata fissata per il 21 gennaio: in quella sede accusa e difesa esporranno le rispettive valutazioni sulle prove raccolte nel corso del processo.