Demografia

In Lombardia 61 mila parti nel 2025, ma le nascite calano

Il rapporto del Ministero fotografa l’andamento, l’età delle madri e i percorsi assistenziali nella regione

In Lombardia 61 mila parti nel 2025, ma le nascite calano

Nel 2025 gli ospedali della Lombardia hanno registrato 61.003 parti, in calo rispetto ai 63.922 del 2024 e ai 65.243 del 2023. In due anni la diminuzione è stata di oltre 4.200 unità, pari a circa il 6,5%. Considerando anche gli eventi avvenuti fuori dalle strutture ospedaliere, il numero complessivo dei parti censiti dal rapporto del Ministero della Salute sale a 61.094.

La regione resta comunque la prima in Italia per numero di nascite e concentra il 17,5% del totale nazionale. Il tasso di natalità è pari a 6,3 nati ogni mille residenti, contro una media italiana di 6,0, mentre la fecondità raggiunge 1,16 figli per donna, a fronte dell’1,14 nazionale. Entrambi i valori restano però lontani dalla soglia necessaria al ricambio generazionale.

I dati della provincia di Varese

Nel territorio varesino, nelle due Asst, sono nati complessivamente 4.864 bambini. A Gallarate i nati sono stati 491 e a Busto Arsizio 687. Nei punti nascita di Varese, Tradate e Cittiglio sono venuti alla luce 3.686 bambini: 2.772 all’Ospedale Del Ponte, 468 al Galmarini e 446 al Causa Pia Luvini.

Al Del Ponte si è registrato un perfetto equilibrio tra maschi e femmine, con 1.386 neonati per ciascun sesso. A Tradate i maschi sono stati 222 e le femmine 246, con 107 nati da genitori stranieri; a Cittiglio 235 maschi e 211 femmine, con 53 bambini nati da genitori stranieri. Per il 2026, fino al 9 agosto, all’ospedale Del Ponte risultano 1.561 parti, 316 al Galmarini e 223 a Cittiglio.

Madri più avanti con l’età e molti controlli

Nel 70,17% dei casi la madre è italiana, mentre quasi tre parti su dieci riguardano donne provenienti dall’estero. Le madri originarie dell’Africa rappresentano il 10,48% del totale, seguite da quelle asiatiche con il 7,12%. La maternità si concentra soprattutto tra i 30 e i 39 anni, fascia che raccoglie il 65,55% dei parti. Le donne con almeno 40 anni sono il 10,78%, mentre le under 20 sono appena lo 0,49%.

La maggioranza delle gravidanze è seguita con numerosi controlli: nel 93,7% dei casi vengono effettuate più di quattro visite. Le ecografie sono in media 5,6 per parto e nel 37,4% delle gravidanze sono almeno sette. Il rapporto nazionale richiama, in questo ambito, il possibile fenomeno della sovra-medicalizzazione. L’amniocentesi riguarda l’1,5% dei parti, il prelievo dei villi coriali l’1,4% e la fetoscopia o funicolocentesi lo 0,4%.

Il sistema nascita lombardo è prevalentemente pubblico: il 93% dei parti avviene in strutture pubbliche, il 6,8% in strutture accreditate e appena lo 0,08% a domicilio. L’ostetrica è presente nel 98,94% dei casi, il ginecologo nel 77,24%, il pediatra o neonatologo nel 52,32% e l’anestesista nel 34,90%.

Il taglio cesareo interessa il 22,5% dei parti, una quota nettamente inferiore alla media italiana del 29,8%. In Lombardia il dato è del 22,1% negli ospedali pubblici e del 28% nelle strutture accreditate. La percentuale è leggermente più alta tra le madri straniere, 23,2%, rispetto al 22,2% delle italiane.

Il CeDAP registra complessivamente circa 62.000 nati, di cui 61.873 vivi. I nati morti sono 127, con un tasso di natimortalità di 2,05 ogni mille nati, inferiore al 2,20 nazionale. Il 99,10% dei neonati raggiunge inoltre un punteggio Apgar tra 7 e 10 a cinque minuti dalla nascita.

Nel 2025 la procreazione medicalmente assistita ha riguardato 3.818 parti, pari al 6,25% delle gravidanze, contro il 4,64% nazionale. La tecnica più utilizzata è la Fivet, con il 49,8% dei casi, seguita dall’Icsi con il 33,1%. Il ricorso alla Pma cresce con l’età e arriva al 26,44% tra le donne con più di 40 anni. I dati confermano così il doppio volto della regione: mantiene il primato nazionale per nascite, ma registra una diminuzione costante dei parti e un’età sempre più avanzata delle madri.