Giovanni Veronesi ha presentato al Miv di Varese il suo nuovo film, Dio ride, durante un incontro con gli spettatori seguito alla proiezione. L’anteprima si è svolta mercoledì sera, 23 settembre, in una sala affollata e con un lungo confronto finale. La pellicola, presentata fuori concorso come film di chiusura dell’83esima Mostra del Cinema di Venezia, arriverà nelle sale italiane il 29 ottobre.
La storia di Fra Leopoldo
Ambientato nella Toscana del Seicento, il film racconta la vicenda di Fra Leopoldo da Casamacchia, interpretato da Pierfrancesco Favino. Il religioso porta il Vangelo tra la gente con parole semplici, attraverso la gioia e il sorriso. Il successo delle sue predicazioni, però, finisce per attirare l’attenzione della Chiesa e dell’Inquisizione, in un’epoca in cui un linguaggio diretto e popolare può diventare una minaccia per chi detiene il potere.
Nel cast figura anche Silvio Orlando, nei panni del cardinale Maculani, insieme a Barbara Enrichi, che interpreta la Suorina. La vicenda consente a Veronesi di confrontarsi con i temi della fede pur partendo da una posizione dichiaratamente laica. Il regista ha spiegato di essere arrivato al progetto anche grazie a una frase di Papa Francesco, secondo cui si può ridere di Dio continuando a volergli bene. Da qui nasce l’idea di un Dio capace di ridere e di una comicità non separata dalla riflessione spirituale.
Comicità e libertà
Nel dialogo con il pubblico, Veronesi ha definito il film il lavoro più sincero della sua carriera. L’arrivo della pensione, ha raccontato, gli avrebbe dato la sensazione di essere considerato ormai ai margini, ma anche una nuova libertà nel modo di lavorare e di esprimersi. Da questa condizione sarebbe nata la scelta di affrontare senza mediazioni un argomento personale e complesso, legato al rapporto con la fede e con il dubbio.
La comicità, nel film, non è soltanto uno strumento per alleggerire la narrazione. È il linguaggio attraverso cui Fra Leopoldo cerca di parlare alle persone e di avvicinarle al messaggio religioso. Secondo il regista, proprio perché rilassa e apre uno spazio di riflessione, può spingere il popolo a pensare e anche a dire di no. Il personaggio diventa così problematico per il potere, che tende a reprimere ogni linguaggio nuovo capace di modificare il punto di vista comune.
Veronesi ha inoltre difeso la distinzione tra commedia e film comico, richiamando la tradizione di Risi, Monicelli, Scola, Germi e Pietrangeli. La commedia, nella sua definizione, comprende il riso e la commozione perché riflette la complessità della vita. In questo quadro si inserisce anche il lavoro con Pierfrancesco Favino, descritto come un interprete creativo e capace di offrire un contributo decisivo alla costruzione del personaggio.
Il regista ha infine collegato la storia di Fra Leopoldo al ruolo dell’artista e alla necessità di osservare la realtà da una prospettiva autonoma. L’invito rivolto soprattutto ai giovani è a non accettare passivamente lo sguardo imposto dagli altri e a interrogarsi sul futuro. Per Veronesi, fede e comicità restano questioni centrali non soltanto per chi crede, ma anche per chi sceglie di non credere.