Un tentativo di truffa telefonica è stato sventato ai danni di un lettore, contattato da persone che si sono presentate come appartenenti all’Arma dei Carabinieri e alla Procura. L’episodio è avvenuto sabato 22 e ha avuto come obiettivo un uomo che si trovava nella propria abitazione. I truffatori hanno utilizzato il nome dei Carabinieri di Varese per rendere credibile la storia e indurre la vittima a fornire informazioni personali e patrimoniali.
La telefonata è iniziata con la presentazione di un sedicente comandante. All’uomo è stato riferito che i suoi documenti sarebbero stati clonati e che un’automobile a lui intestata sarebbe stata utilizzata per una rapina ai danni di una gioielleria. Con questa motivazione gli è stato chiesto di recarsi con urgenza in una caserma di via Saffi 55, a Varese, per dimostrare la propria estraneità ai fatti.
La richiesta di controllare l’oro
Quando il lettore ha spiegato di non poter raggiungere immediatamente Varese, il falso ufficiale ha proposto di svolgere la procedura al telefono, sostenendo che la conversazione fosse registrata. A quel punto la chiamata è stata trasferita a un complice, presentato come un procuratore. I due interlocutori hanno cercato di mantenere il controllo della situazione, invitando l’uomo a non interrompere la comunicazione e sostenendo che anche il telefono fisso e il cellulare fossero sotto controllo.
Il sedicente procuratore ha quindi chiesto di raccogliere l’oro custodito in casa. Secondo il racconto, una delegata sarebbe dovuta arrivare nell’abitazione per filmare i preziosi e verificare se potessero coincidere con la refurtiva della rapina. Prima ancora, i truffatori avevano domandato se in casa fossero presenti attrezzi per lo scasso. La richiesta puntava a far apparire la consegna dei beni come una collaborazione con le forze dell’ordine.
Le domande sul conto corrente
La conversazione è proseguita con domande sulle disponibilità economiche della vittima: la banca di riferimento, l’Iban, la somma presente sul conto e il denaro eventualmente conservato nell’abitazione. L’uomo ha rifiutato di fornire questi dati, insospettito dal fatto che informazioni bancarie e denaro contante non avessero alcun rapporto con la presunta rapina.
Dopo essere riuscito a interrompere le chiamate, il lettore ha contattato i veri Carabinieri, ricevendo la conferma che si trattava di una truffa. Quando ha comunicato al falso procuratore di aver verificato la situazione, l’interlocutore ha reagito accusandolo di mettere in dubbio l’identità del comandante e del magistrato. La presunta delegata, attesa per il controllo e la ripresa dell’oro, non si è poi presentata.
Il lettore, che ha raccontato l’accaduto per mettere in guardia altre persone, ha sottolineato la difficoltà di mantenere la lucidità davanti a una telefonata improvvisa e costruita con toni di urgenza. L’invito è rivolto soprattutto a chi vive da solo e alle persone anziane: Carabinieri e magistrati non chiedono telefonicamente di consegnare oro, denaro o dati bancari. In caso di chiamate sospette è opportuno interrompere il contatto e rivolgersi direttamente alle forze dell’ordine attraverso i canali ufficiali.