Studi clinici inclusivi

L’Università dell’Insubria promuove studi clinici per anziani su ‘The Lancet’

La professoressa Luigina Guasti sottolinea l'importanza di rendere le terapie più adatte agli anziani.

L’Università dell’Insubria promuove studi clinici per anziani su ‘The Lancet’

L’Università dell’Insubria ha recentemente pubblicato un importante contributo scientifico su ‘The Lancet’, una delle riviste mediche più prestigiose a livello internazionale. Il lavoro, firmato dalla professoressa Luigina Guasti, direttrice del Dipartimento di Medicina e Chirurgia, si concentra sulla necessità di rendere i test clinici più inclusivi per la popolazione anziana, un tema di crescente rilevanza nella medicina moderna.

Attualmente, gli anziani rappresentano la fascia d’età in più rapida crescita e necessitano di cure mediche sempre più frequenti. Tuttavia, le ricerche cliniche continuano a basarsi principalmente su campioni di popolazione più giovani, escludendo spesso i pazienti over 65. Lo studio, intitolato ‘Advancing the relevance of clinical trials for older patients’, analizza gli ostacoli che impediscono l’arruolamento di pazienti anziani e propone soluzioni pratiche adottate a livello mondiale per superare queste difficoltà.

Qualità della vita e criteri di inclusione

Tra le priorità emerse dalla ricerca vi è la necessità di adottare criteri di inclusione meno rigidi e di sviluppare interventi terapeutici specifici per gli anziani. È fondamentale misurare non solo i tradizionali parametri di efficacia delle terapie, ma anche aspetti cruciali per il benessere quotidiano degli anziani, come il mantenimento dell’autonomia personale e la qualità della vita. I ricercatori evidenziano l’importanza di procedure di ingaggio semplificate e di un supporto strutturato per famiglie e caregiver, suggerendo di non escludere a priori chi presenta fragilità o problemi cognitivi.

Il valore della medicina applicata

«L’aumento dell’età media della popolazione – afferma la professoressa Guasti – rende indispensabile produrre evidenze scientifiche realmente applicabili ai pazienti anziani. È necessario che gli studi clinici rappresentino la complessità di questa popolazione, considerando non solo la durata della vita, ma anche l’autonomia funzionale e le preferenze dei pazienti. Superare le barriere che limitano la partecipazione degli anziani agli studi significa migliorare la qualità delle cure per milioni di persone». I dati demografici indicano un trend chiaro: l’invecchiamento progressivo delle comunità richiede un’evoluzione tempestiva dei metodi di sperimentazione, per garantire riscontri scientifici solidi e trasferibili nella pratica medica quotidiana.