Cultura e letteratura

Il legame di Manzoni con il Lago Maggiore nel saggio di Fattalini

Raffaele Fattalini esplora la vita di Alessandro Manzoni tra Lesa e Arona nel suo nuovo libro.

Il legame di Manzoni con il Lago Maggiore nel saggio di Fattalini

Le sponde del Verbano hanno rappresentato per Alessandro Manzoni uno spazio di quiete, affetti familiari e intensi confronti intellettuali. Questa frequentazione, che si sviluppa tra il 1839 e il 1857, è ora ricostruita nei dettagli da Raffaele Fattalini nel saggio Manzoni sul lago Maggiore, pubblicato da Interlinea nella collana Studi storici. Il volume esplora un aspetto intimo e meno indagato della biografia dello scrittore, offrendo una narrazione documentata che unisce il rigore della ricerca alla piacevolezza del racconto.

La familiarità dell’autore con i paesaggi lacustri ha origini lontane, legate alla fanciullezza trascorsa nella villa del Caleotto sul lago di Como. Questa sensibilità naturalistica, evidente nelle descrizioni dei Promessi sposi e della vigna di Renzo, trova un nuovo scenario dopo il matrimonio con Teresa Borri Stampa. La moglie, proprietaria insieme al figlio Stefano di una dimora a Lesa, descriveva a Manzoni le qualità del Verbano: la mitezza del clima, la bellezza delle montagne, la cordialità dei residenti e persino la bontà del pesce persico locale, da lei chiamato «il re dei persici», preferito alla monotonia della pianura e al caldo della tenuta di Brusuglio.

Relazioni e incontri sul lago

Il saggio di Fattalini si sofferma sulle abitudini quotidiane e sulla fitta rete di relazioni che lo scrittore manteneva sul territorio. A Stresa erano costanti gli incontri con il filosofo Antonio Rosmini, con cui Manzoni condivideva passeggiate e dialoghi di carattere religioso e filosofico, spesso insieme a Ruggero Bonghi. La cerchia dei contatti comprendeva anche Emilio Broglio a Solcetto, la famiglia Conelli tra Lesa e Belgirate, e i coniugi Arconati a Villa Viani a Pallanza. Ad Arona, i fratelli Luigi e Giuseppe Bottelli accoglievano lo scrittore per partite a carte e conversazioni letterarie. Proprio ad Arona si consumò un singolare episodio: l’abate Giuseppe Bottelli copiò di nascosto alcuni passaggi del manoscritto del Fermo e Lucia relativi alla Monaca di Monza. La diffusione involontaria di questi testi, che dovevano restare riservati, creò un vero e proprio caso letterario per l’epoca.

Un contributo alla biografia manzoniana

Il valore del lavoro di ricostruzione storica viene sottolineato da Jone Riva nella presentazione del volume: «La lettura di queste piacevoli e dettagliate pagine ci induce a pensare che Raffaele Fattalini abbia accompagnato Alessandro Manzoni nei suoi viaggi e soggiorni a Lesa, si sia seduto al suo fianco in carrozza, con lui abbia passeggiato in riva al lago o sulla costa del Vergante fino al Sacro Monte di Orta, per viali, vialetti e stradicciole, si sia seduto al tavolo del giardino e intrattenuto a osservare il battello che faceva la spola da e con la Svizzera, abbia ascoltato – con discrezione – le chiacchiere di Manzoni con gli amici e le conversazioni con Antonio Rosmini a Stresa, e ce le abbia diligentemente riferite». Un giudizio condiviso anche dallo storico Carlo Carena, che definisce il saggio «un contributo vero, concreto e notevole – e piacevole, che non guasta – alla bibliografia e biografia manzoniana.

L’autore della ricerca, Raffaele Fattalini, studioso del Grand Tour nato a Premosello-Chiovenda in val d’Ossola, ha dedicato numerosi studi al territorio piemontese e svizzero. Laureato in Lettere, vanta collaborazioni con testate locali e con la Radio della Svizzera italiana, ed è stato insignito del Premio italo-elvetico Lago Maggiore per il giornalismo culturale.