Arte visiva

Campiotti porta a Sesto Calende figure oltre i limiti della tela

La personale raccoglie dipinti a matita e olio dell’artista varesino, attivo dal 1955, tra dinamismo, spazio e stati interiori.

Campiotti porta a Sesto Calende figure oltre i limiti della tela

Fino al 4 ottobre, la Galleria Pro Sesto Calende di viale Italia 5 ospita la mostra personale di Carlo Campiotti, pittore nato a Varese nel 1937 e residente a Casciago. Attivo artisticamente dal 1955, l’autore presenta una selezione di opere realizzate a matita e olio, tecniche che caratterizzano da anni il suo percorso.

Al centro della ricerca di Campiotti ci sono personaggi dinamici, rappresentati come se cercassero di superare il confine fisico della superficie dipinta. «I miei dipinti rappresentano dei personaggi con una forte dinamica, e vorrebbero riuscire a fuoriuscire dalla tela, perché la tela è limitata», spiega l’artista. Il lavoro si muove così tra la dimensione umana delle figure e una ricerca definita dall’autore soprannaturale, legata allo spazio che lo circonda e alla sua natura infinita.

Dagli studi a Brera a un linguaggio personale

Campiotti racconta di avere intuito la propria vocazione intorno ai 15 anni, iniziando dal disegno. In seguito ha frequentato per quasi due anni la Scuola Libera del Nudo dell’Accademia di Brera, esperienza che ha considerato troppo accademica rispetto alle proprie esigenze espressive. Dopo essersi allontanato dalla scuola, ha attraversato una fase di interesse per l’impressionismo e un successivo periodo astratto, breve ma particolarmente significativo nella sua formazione.

Per l’artista, la pittura rappresenta la propria identità più profonda. «Rappresenta la sostanza di me stesso», afferma, descrivendo il suo lavoro come impulsivo, determinato e preciso. Il linguaggio sviluppato nel tempo viene considerato unico e riconoscibile, frutto di un percorso autonomo che lo ha condotto dalla prima esperienza figurativa alle soluzioni oggi esposte a Sesto Calende.

Stati d’animo e figure in movimento

Il colore, spesso diluito e leggero, mantiene secondo Campiotti una forte intensità spaziale e simbolica. Le variazioni cromatiche vengono accostate dall’autore alla musica, con passaggi assimilabili a un andante o a code più intime. Anche il rapporto con gli altri ha un ruolo nel processo creativo: il bene e la partecipazione verso le persone, spiega, rappresentano una spinta a pensare in modo sempre diverso.

I dipinti traducono inoltre stati d’animo intimi e passeggeri. Per questo, sostiene Campiotti, non esistono due opere uguali. Un motivo ricorrente è quello delle figure affiancate, disposte lungo un percorso che sembra condurle fuori dalla tela. Pur nella tensione verso l’esterno, i personaggi conservano una dimensione profondamente umana.

Quella in corso a Sesto Calende è la sesta mostra personale dell’artista, che nel corso degli anni ha partecipato anche a una ventina di esposizioni collettive o di dimensioni minori. Tra le precedenti personali figurano gli appuntamenti del 1985 a Reggio Emilia, del 2004 a Sesto Calende, del 2006 ad Angera, del 2010 a Milano e del 2019 a Varese.

La cifra della sua pittura è stata analizzata anche dalla critica Martina Corniati, che nel catalogo della mostra di Angera del 2006 ha descritto immagini ogni volta simili e diverse, con figure dagli occhi asimmetrici, paragonati a pupille o fori. La rassegna alla Galleria Pro Sesto Calende è promossa con il patrocinio e il sostegno del Comune di Sesto Calende e dell’Associazione Pro Sesto Calende.