Il tema dei data center continua a suscitare dibattito in Lombardia, e anche Uboldo si inserisce in questo contesto. Il Consiglio comunale ha recentemente approvato l’avvio della procedura per la realizzazione di un impianto nell’area dell’ex Lazzaroni, un sito dismesso di rilevante importanza per la comunità, la cui rigenerazione era attesa da oltre vent’anni.
La proprietà dell’area ha avviato la procedura regionale, che potrebbe portare nelle casse del Comune di Uboldo circa 1 milione e 80mila euro di oneri di costruzione, oltre a 4 milioni e 700mila euro per opere pubbliche. L’Amministrazione comunale ha sottolineato che il progetto non seguirà una semplice procedura edilizia, ma sarà sottoposto a una verifica di impatto ambientale di competenza ministeriale e a tutti i passaggi previsti dalla normativa nazionale e regionale.
Le critiche dell’opposizione
Il gruppo di opposizione Uboldo Civica ha espresso forti critiche riguardo ai tempi rapidi con cui è stata istruita la pratica. Secondo la loro ricostruzione, il passaggio dalla perizia della proprietà all’approvazione in Consiglio si è consumato in appena dieci giorni: dalla perizia del 18 luglio all’istanza del 20 luglio, fino alla delibera del 28 luglio.
Uboldo Civica ha denunciato che questa scelta privilegia gli interessi privati a discapito di un confronto più ampio con i cittadini e il Consiglio. Inoltre, hanno sottolineato che a livello nazionale è in discussione una legge sui data center che avrebbe potuto fornire un quadro normativo più chiaro prima di procedere. Il gruppo richiede quindi tempi più adeguati e maggiore chiarezza sui benefici per la comunità e sugli impatti dell’intervento.
Un dibattito più ampio
La questione di Uboldo non è isolata, ma si inserisce in un dibattito che ha coinvolto diversi Comuni dell’area a nord di Milano. A Cesate, è previsto un impianto da 100 megawatt, e il gruppo di minoranza ha chiesto la diffusione di dati su consumi d’acqua, rumore ed emissioni prima dell’approvazione del piano attuativo. A Bollate, un progetto ha portato a un ricorso al Tar da parte di Legambiente Lombardia, poi ritirato dopo un accordo su compensazioni ambientali. Situazioni simili si registrano anche a Paderno Dugnano e Magenta, dove è in corso la valutazione di impatto ambientale per un campus di edifici destinati ai server.
La contestazione ha raggiunto anche un livello più ampio: mercoledì scorso, a Rho, oltre 150 persone hanno partecipato a un’assemblea pubblica per chiedere una moratoria sui nuovi data center nel Rhodense e in Lombardia. Questo tema si intreccia con la nuova legge regionale sui data center, in vigore dal 20 giugno, che ha suscitato critiche per l’assenza di vincoli più stringenti sul consumo di suolo.