Sabato 7 novembre Morazzone ospiterà l’inaugurazione di Nessuno tocchi Medusa, mostra fotografica di Simone Brazzorotto curata da Anemos Italia ODV. Il progetto affronta il tema della violenza, delle ferite che lascia e della possibilità di ricostruire un percorso di rinascita. L’iniziativa si svilupperà attraverso immagini e momenti condivisi con la comunità.
Il mito trasformato in uno sguardo sulla violenza
Il lavoro prende spunto dalla figura mitologica di Medusa, tradizionalmente rappresentata come un mostro, per proporre una lettura diversa. Al centro viene posta la storia simbolica di una donna che ha subito violenza e che, attraverso il dolore, diventa immagine di forza e autodifesa. Le fotografie accompagnano il pubblico in un itinerario dedicato alla sofferenza, alla trasformazione e alla possibilità di tornare a guardare al futuro.
La mostra nasce dalla collaborazione tra il fotografo Simone Brazzorotto e Anemos Italia ODV, associazione impegnata nella prevenzione e nella sensibilizzazione contro la violenza e le discriminazioni. L’organizzazione promuove iniziative educative e progetti rivolti alla comunità, con l’obiettivo di sostenere una cultura fondata sul rispetto delle persone e dei loro diritti.
La fiaccolata prima dell’inaugurazione
La serata comincerà alle 18 con la fiaccolata Una luce per la nostra comunità. La partenza è prevista dal parco di via Leonardo da Vinci. I partecipanti percorreranno la ciclopedonale di Morazzone fino alla sala Mazzucchelli, in via XXVI Agosto, dove si terrà l’appuntamento principale.
Alle 18.30 è in programma l’inaugurazione della mostra. Alle 19 seguirà un aperitivo offerto dal Centro Anziani di Morazzone. L’iniziativa coinvolgerà il Comune, Anemos Italia e le associazioni del territorio, chiamando la cittadinanza a fermarsi per riflettere su un fenomeno che riguarda la collettività.
Attraverso il linguaggio fotografico, Nessuno tocchi Medusa propone quindi uno spazio di attenzione sul tema della violenza e sulle conseguenze che produce. Il percorso espositivo affianca alla rappresentazione delle ferite l’idea di una possibile ripartenza, affidando all’arte il compito di favorire consapevolezza e confronto.