La chiesa parrocchiale di Malnate è stata gremita per l’ultimo saluto a Paolo Borghi, scultore e artista che ha lasciato un segno indelebile nella comunità. Le sue opere, tra cui il bassorilievo di San Martino sul campanile, hanno abbellito non solo la sua città, ma anche il mondo intero.
Durante l’omelia, don Giuseppe Lazzati ha sottolineato l’importanza del contributo di Borghi, non solo come artista, ma anche come uomo che ha saputo essere vicino alla famiglia e alla comunità. “La fede ci dice che il mondo è stato creato nella bellezza”, ha affermato don Lazzati, evidenziando come l’artista abbia continuato l’opera di creazione iniziata da Dio.
La cerimonia ha visto la partecipazione di numerosi amici e familiari, che hanno ricordato Borghi come un uomo umile e accogliente. La sua famiglia ha descritto il maestro come uno degli scultori più rigorosi e coerenti, che ha scelto di seguire la tradizione plastica italiana in un’epoca dominata dalla sperimentazione e dalle tendenze del momento.
Un’eredità artistica duratura
La famiglia ha anche messo in evidenza come il corpo umano fosse per Borghi non solo una forma da rappresentare, ma un luogo in cui materia e spirito si incontrano. La sua arte sacra, priva di enfasi e sentimentalismo, trasmetteva una spiritualità essenziale, invitando alla contemplazione e al dialogo interiore.
Nonostante le critiche sulla sua adesione alla figurazione, la famiglia ha ribadito che Borghi ha scelto di rimanere fedele a un’idea di scultura basata sulla bellezza e sulla responsabilità verso la materia. “Le sue sculture continueranno a parlare per lui”, hanno concluso, sottolineando che la bellezza, quando nasce dall’intelligenza della materia, trascende il tempo.