La piazza davanti alle scuole medie di Gemonio si è riempita soprattutto di ragazzi per l’incontro con don Maurizio Patriciello, sacerdote impegnato da anni nel contrasto alla criminalità organizzata e nel racconto delle conseguenze degli sversamenti nella Terra dei fuochi. La serata nel Varesotto è stata dedicata alla memoria delle vittime delle mafie, tra cui Giuseppe Di Matteo, il bambino siciliano ucciso e sciolto nell’acido.
Il richiamo sulla provenienza dei rifiuti
A metà dell’incontro, Patriciello ha rivolto un messaggio diretto al pubblico di Gemonio, collegando i traffici illegali gestiti dai clan campani al ruolo di alcune realtà industriali del Settentrione. Secondo il sacerdote, i rifiuti tossici e radioattivi interrati nelle campagne della Terra dei fuochi non proverrebbero soltanto dal territorio campano, ma anche da imprese del Nord che li affidano alla criminalità organizzata per lo smaltimento illegale.
Il sacerdote ha raccontato di aver perso amici e parenti a causa delle malattie che, a suo giudizio, sono legate all’inquinamento dei terreni. Il suo intervento è stato anche un invito a non considerare il contrasto tra legalità e criminalità come una contrapposizione geografica tra un Nord estraneo al problema e un Sud responsabile. Patriciello ha inoltre richiamato la necessità di non usare le tragedie delle mafie come strumenti nelle battaglie politiche.
Il tema delle infiltrazioni al Nord
Patriciello, che viene accompagnato dai carabinieri anche fuori dalla Campania, ha respinto le definizioni di prete di strada e prete ambientalista, spiegando di voler semplicemente svolgere il proprio ministero e credere nella possibilità di riscatto delle persone. Nel corso della serata ha parlato anche dello spaccio di droga nei pressi delle scuole, invitando gli adulti a guardare non solo ai responsabili della vendita, ma anche ai ragazzi che acquistano le sostanze.
Intervistato da Gianni Spartà, il sacerdote ha ricordato la visita della presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla sua parrocchia di Caivano, dopo una lettera con cui l’aveva invitata a conoscere direttamente la situazione del territorio. Il riferimento ha aperto una riflessione più ampia sulla presenza della criminalità organizzata nel Settentrione.
Nel dare il benvenuto all’ospite, il sindaco di Gemonio Samuel Lucchini ha sottolineato che il paese non rappresenta un luogo immune dalle infiltrazioni mafiose. Ha citato la presenza di camorra e ’ndrangheta anche nel Nord Italia, richiamando le inchieste della magistratura e gli arresti effettuati nel triangolo compreso tra Varese, Milano e Como. In occasione della visita, il Comune ha intitolato a Giuseppe Di Matteo un giardinetto cittadino.