Territorio

Giorgetti a Daverio: «L’Europa è fuori dalla corsa all’IA»

All’ex stabilimento di via Roma inaugurato un polo con aule, laboratori e un percorso per quindici apprendisti

Giorgetti a Daverio: «L’Europa è fuori dalla corsa all’IA»

SMARTT VAlley ha inaugurato a Daverio la propria Area Education, ricavata nell’ex stabilimento di via Roma completamente ristrutturato. Alla cerimonia hanno partecipato sindaci, consiglieri regionali, parlamentari, imprenditori e rappresentanti delle associazioni di categoria. Il nuovo spazio si estende su oltre 5.000 metri quadrati e comprende nove aule, laboratori dedicati all’ergonomia e all’informatica, un auditorium da 250 posti e gli ambienti dello Startup Garage realizzato con la SUPSI.

A fine settembre partirà il primo percorso IFTS in Meccatronica Gestionale, coprogettato con ITS Lombardia Meccatronica Academy. Il programma coinvolgerà quindici ragazzi, inseriti con un contratto di apprendistato in altrettante aziende del territorio. L’intervento di recupero dell’ex sito produttivo è stato sostenuto dal bando Progetti Emblematici Maggiori con un finanziamento di tre milioni di euro: due messi a disposizione da Fondazione Cariplo e uno da Regione Lombardia. Il budget complessivo, secondo quanto riferito dal presidente di Fondazione Ergo Gabriele Caragnano, ammonta a 4,5 milioni, con altri 1,5 milioni ancora da raccogliere.

Il richiamo del ministro alla politica

La mattinata, scandita da tre tavole rotonde moderate dal giornalista del Sole 24 Ore Paolo Bricco, si è conclusa con l’intervento del ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti. Il ministro ha aperto il suo discorso con una critica al funzionamento della politica, accusata di dedicare una quota eccessiva del proprio tempo a bagatelle, social network, comunicati e mezzi di informazione. Un’attività che, a suo giudizio, rischia di lasciare in secondo piano i cambiamenti economici e sociali, che procedono a una velocità molto maggiore.

Giorgetti ha spiegato di essere diviso tra la gestione quotidiana dei conti pubblici e gli incontri internazionali del G7 e del G20, dove emerge la distanza tra il ritmo delle trasformazioni globali e la capacità di intervento dei governi. Da qui il valore attribuito a un’iniziativa nata dal basso, capace di anticipare i bisogni del sistema produttivo. «Lo Stato fa la sua parte, la Regione fa la sua parte, la Provincia fa la sua parte, ma conosciamo perfettamente i nostri limiti», è stato il senso del ragionamento. Senza il contributo della società civile e delle imprese, ha aggiunto, l’azione delle istituzioni non è sufficiente.

Il rischio per l’industria europea

Il passaggio più netto ha riguardato l’intelligenza artificiale e le sue conseguenze non soltanto economiche, ma anche politiche e democratiche. Giorgetti ha detto che alcuni sviluppi della tecnologia fanno rabbrividire e ha indicato nei grandi gruppi privati statunitensi e nello Stato cinese i principali protagonisti della competizione. In questa sfida, secondo il ministro, non sono invece adeguatamente presenti il governo italiano e quello europeo, frenati dalla burocrazia e dalla regolazione.

La manifattura del Vecchio continente, ha osservato, rischia di essere compressa da due trasformazioni contemporanee: la transizione ambientale ed energetica e quella legata all’intelligenza artificiale. Una combinazione che potrebbe produrre conseguenze prima economiche e poi politiche. Il riferimento ai risultati elettorali in Germania è stato collegato alla crisi della grande industria tedesca. L’Italia, secondo Giorgetti, starebbe affrontando questa fase con qualche elemento di vantaggio grazie alla struttura delle piccole e medie imprese, che negli ultimi anni si è rafforzata.

In questo quadro la formazione è stata indicata come una delle leve principali. La risorsa decisiva per ogni impresa, ha sottolineato il ministro, resta quella umana: servono competenze, preparazione al lavoro e capacità di fare impresa. Una tradizione che ha caratterizzato l’Italia, la Lombardia e la provincia di Varese, ma che oggi, secondo Giorgetti, mostra segnali di indebolimento.

Nel finale il ministro ha affrontato anche il tema delle crisi industriali e della destinazione delle risorse pubbliche. Definendosi «il ministro del debito», ha contrapposto i sussidi destinati a sostenere la crescita a quelli impiegati soltanto per garantire la tenuta sociale e politica. Il riferimento è stato anche alla situazione dell’ex Ilva: dopo la decisione della Corte d’Appello civile di Milano, che ha confermato lo stop dell’area a caldo entro il 28 ottobre, restano coinvolte oltre 10.000 persone. Per Taranto, ha concluso, la sfida dovrebbe essere la costruzione di una nuova Smartt Valley, capace di creare occupazione reale e un ecosistema produttivo non fondato esclusivamente sui sussidi.