La Meccanica Besnatese, fondata nel novembre del 1959 dal nonno materno di Fabrizio Severgnini, rappresenta una delle storie emblematiche della manifattura che ha contribuito a costruire la forza industriale del Varesotto. Oggi, alla guida dell’azienda, che conta 18 dipendenti e una specializzazione nelle lavorazioni meccaniche, Severgnini difende il valore della prossimità tra clienti, fornitori e imprese, un aspetto che, secondo lui, rappresenta un vantaggio competitivo in un mercato sempre più globale.
Il valore della presenza fisica
Severgnini definisce il rapporto con i clienti come un rapporto “a chilometro zero”, sottolineando che gran parte del lavoro dell’azienda nasce dalla conoscenza diretta delle persone e delle aziende con cui collaborano. Nonostante la tecnologia consenta comunicazioni rapide e videoconferenze, la presenza fisica continua a fare la differenza. Recentemente, durante una visita a un cliente, è emerso che una macchina rimaneva inutilizzata per metà giornata. Da questa osservazione è scaturita l’idea di progettare una soluzione dedicata, dimostrando come l’innovazione possa nascere dalla presenza sul campo.
Severgnini afferma che la filiera corta può diventare un vantaggio competitivo, non chiudendo le aziende nel territorio, ma valorizzando la rapidità di risposta e la fiducia reciproca. Quando cliente e fornitore si conoscono bene, i tempi decisionali si riducono e si trovano soluzioni che vanno oltre la semplice fornitura di un prodotto.
Collaborazione tra imprese
Questo approccio si riflette anche nei rapporti con altre imprese del territorio. Severgnini ha costruito rapporti stretti con aziende che potrebbero essere considerate concorrenti, ma che in realtà collaborano reciprocamente. Se un’altra azienda può realizzare meglio una lavorazione, preferisce affidarla a loro e viceversa. Questa rete d’impresa informale si basa sulla fiducia e sulla consapevolezza che oggi nessuno può fare tutto da solo.
Severgnini sottolinea che il futuro delle piccole imprese passa dalla collaborazione, nonostante le reti d’impresa formalizzate in Italia non abbiano sempre dato i risultati sperati. La sfida per le PMI italiane, secondo lui, è trovare un equilibrio tra innovazione e identità, mantenendo la propria flessibilità e capacità di adattamento ai cambiamenti del mercato.