Tra le strutture della Cartiera Vita-Mayer, a Cairate, riaffiora la vicenda di una delle principali realtà produttive della Valle Olona. Il complesso, oggi dismesso e destinato a una possibile riconversione con la Hydrogen Valley, racconta oltre un secolo di sviluppo industriale, ma anche una pagina della persecuzione antiebraica durante il fascismo.
L’area si estende per circa 500 mila metri quadrati lungo il fiume Olona. Gli edifici in cemento armato sono ancora in gran parte visibili e testimoniano le dimensioni raggiunte dallo stabilimento, che per decenni fu attraversato da migliaia di lavoratori e collegato alla ferrovia della Valle Olona. I binari, oggi scomparsi, consentivano il transito quotidiano dei treni merci con materie prime e prodotti destinati ai mercati.
Le origini della cartiera
La produzione della carta nella valle era già attiva dal XVII secolo, ma la prima cartiera industriale venne fondata nel 1897 dalla famiglia Vita, che acquistò un antico opificio. Nacque così la Cartiera Enrico Vita, diventata nei primi anni del Novecento Cartiera Fratelli Vita.
Un passaggio decisivo arrivò nel 1904, con il matrimonio tra Matilde, detta Tilde, Vita e Salomone, detto Sally, Mayer. L’unione consolidò il rapporto tra le due famiglie e portò alla nascita della Cartiera Vita-Mayer. Fino a quel momento il principale azionista era stato Astorre Vita, padre di Tilde e sindaco di Abbiate Guazzone dal 1907 al 1923.
L’ingresso dei Mayer accompagnò una fase di forte espansione. Nel 1911 lo stabilimento impiegava oltre 200 persone; nel 1940 i dipendenti erano circa 900, mentre durante gli anni del boom economico arrivarono a 2.500. La cartiera divenne così uno dei principali poli occupazionali della zona e un elemento centrale nella vita economica della valle.
Il sequestro durante il fascismo
Le famiglie Vita e Mayer erano di origine ebraica. Il 12 gennaio 1944, in applicazione delle leggi razziali fasciste, il capo della Provincia di Varese dispose il sequestro dei loro patrimoni. Tra i beni coinvolti figurava la Cartiera Vita-Mayer Sas, insieme al complesso aziendale, ai magazzini, alle scorte, alle giacenze, ai terreni e alle abitazioni assegnate ai funzionari nei comuni di Cairate, Lonate Ceppino e Castelseprio.
Il provvedimento, adottato dopo la denuncia del ragioniere che amministrava l’impresa, riguardò anche il capitale sociale posseduto dai soci di origine ebraica. Fu sequestrata inoltre la villa di Tilde Vita Mayer ad Abbiate Guazzone, affidata all’Aeronautica italiana, che ne occupò i locali.
Nel settembre del 1943 Sally Mayer riuscì a raggiungere la Svizzera attraversando il confine nella zona di Mendrisio, nonostante la progressiva chiusura delle frontiere. Il passaggio gli permise di sottrarsi alla persecuzione e alla deportazione nazifascista.
Terminata la Seconda guerra mondiale, la cartiera tornò ai proprietari e riprese la propria attività. La crescita proseguì soprattutto negli anni Cinquanta e Sessanta, anche attraverso l’acquisizione di due aziende della zona. Nel 1970 iniziò una crisi che coinvolse molte imprese del settore e, dopo anni di difficoltà, lo stabilimento chiuse definitivamente l’11 agosto 1977.
Oggi il sito è al centro di un progetto di riconversione legato alla Hydrogen Valley, indicata come il primo impianto lombardo per la produzione di idrogeno verde. Il nuovo intervento si inserisce in un’area industriale inutilizzata da circa mezzo secolo, dove le strutture superstiti conservano la memoria della produzione cartaria e delle famiglie che contribuirono alla storia economica e sociale della Valle Olona.