Un caso di sequestro di persona e tortura ha scosso la provincia di Varese nell’agosto 2025, quando un marocchino di 63 anni è riuscito a salvarsi lanciandosi dalla finestra di un’abitazione in via Cavour, ad Azzio. Le indagini dei carabinieri sono state avviate a seguito di questo drammatico evento, che ha portato alla luce accuse gravissime, tra cui anche l’usura per un prestito contratto in Marocco.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’uomo, residente nel Piacentino, era stato attirato in provincia di Varese da alcuni connazionali con una scusa. Una volta giunto a destinazione, è stato picchiato, legato e sottoposto a torture per costringerlo a saldare un debito in valuta marocchina, gravato da interessi altissimi. Tre dei quattro aggressori sono riusciti a far perdere le proprie tracce, mentre un quarto, già in carcere da undici mesi, affronterà il processo a ottobre.
Il processo e le indagini
Il giudice dell’udienza preliminare di Varese ha deciso di procedere con il processo, rigettando la richiesta di rito abbreviato condizionato all’escussione della persona offesa, presentata dall’avvocato Corrado Viazzo, difensore dell’imputato. La decisione di non concedere il rito abbreviato sottolinea la gravità delle accuse e l’importanza di ascoltare la vittima durante il processo.
La vicenda ha sollevato interrogativi sulla sicurezza e sulle dinamiche di sfruttamento che possono verificarsi anche all’interno di comunità di connazionali. La vittima, dopo aver subito violenze inenarrabili, ha trovato il coraggio di fuggire, un gesto che ha permesso di avviare le indagini e di portare alla luce un caso di violenza che ha colpito non solo l’individuo coinvolto, ma l’intera comunità.