Stalking in aula

Processo Manfrinati: la parte civile accusa stalking dal carcere

Il legale della famiglia Limido-Criscuolo chiede l'ergastolo e un risarcimento di 500 mila euro per ciascuna parte civile.

Processo Manfrinati: la parte civile accusa stalking dal carcere

Durante il processo a carico di Marco Manfrinati, la parte civile ha presentato accuse gravi, sostenendo che lo stalking nei confronti della vittima sia continuato anche mentre l’imputato si trovava in carcere. Il legale della famiglia Limido-Criscuolo, Fabio Ambrosetti, ha chiesto l’esclusione delle attenuanti e ha richiesto un risarcimento di 500 mila euro per ciascuna parte civile.

Accuse di premeditazione

Ambrosetti ha sottolineato che non ci devono essere sconti per Manfrinati, evidenziando la sua condotta premeditata e il cosiddetto “dolo alternativo”. Durante la sua arringa, ha ricostruito l’omicidio come un “annientamento progressivo della vittima”, collegando i fatti a un reato complesso aggravato. La sentenza per atti persecutori, tuttavia, non è ancora definitiva, essendo pendente il ricorso in Cassazione.

Secondo il difensore di parte civile, Manfrinati aveva intenzioni omicide non solo nei confronti della moglie Lavinia, ma anche dei suoi genitori, Marta e Fabio. Ambrosetti ha descritto la situazione come un caso unico in Italia, poiché lo stalking sarebbe continuato anche dal carcere.

Stalking dal carcere

Un episodio significativo citato dal legale riguarda una cartolina inviata da Manfrinati alla famiglia Limido-Criscuolo, raffigurante un altare tridentino, con una scritta inquietante: “Sono dispiaciuto per la morte di tuo marito, che sarà fra gli angioletti”. Inoltre, in aula, Manfrinati avrebbe pronunciato un inequivocabile labiale minaccioso verso l’avvocato della famiglia.

Ambrosetti ha insistito sul fatto che il movente dell’omicidio è strettamente legato allo stalking e ha sostenuto la presenza di premeditazione. Manfrinati, secondo la ricostruzione, si sarebbe appostato fuori dalla ditta di famiglia, pronto a colpire chiunque fosse uscito.

La richiesta di risarcimento include danni per la consapevolezza della morte imminente durante l’aggressione e per la perdita del rapporto parentale. L’udienza è stata aggiornata a una settimana per ascoltare la difesa, con la traduzione in aula dell’imputato già disposta.