La difesa di Ariane Pereira Bezerra da Silva ha chiesto l’assoluzione dell’imputata, a processo davanti alla Corte d’Assise di Busto Arsizio per l’omicidio premeditato di Fabio Ravasio. La richiesta è stata formulata dall’avvocato Gianluca Crusco durante l’udienza di giovedì 5 novembre, dopo che nelle settimane precedenti il pubblico ministero Ciro Caramore aveva sollecitato per la donna la condanna all’ergastolo.
Secondo l’accusa, Ravasio, compagno della madre dell’imputata, Adilma Pereira Carneiro, sarebbe stato vittima di un agguato organizzato per simulare un incidente stradale. L’uomo fu investito il 9 agosto 2024 e la scena sarebbe stata costruita in modo da far credere che fosse stato travolto da un pirata della strada, poi fuggito e morto poche ore dopo.
Le contestazioni della difesa
Nel corso dell’arringa, il legale ha sostenuto che il processo debba fondarsi sugli elementi formati nel contraddittorio tra le parti e non soltanto sulle ipotesi sviluppate nella fase delle indagini preliminari. La difesa ha quindi respinto la ricostruzione della Procura relativa a una presunta triangolazione di telefonate tra l’imputata, il suo allora compagno e la madre subito dopo l’investimento.
Per l’avvocato Crusco, i tabulati telefonici non confermerebbero questa ricostruzione. Le annotazioni tecniche depositate sui dispositivi di Ariane Pereira Bezerra da Silva, secondo la difesa, non avrebbero evidenziato comunicazioni di interesse penale. Nel suo intervento il legale ha inoltre parlato più volte di supposizioni investigative e ha contestato il significato attribuito ad alcuni elementi raccolti dagli inquirenti.
La difesa ha messo in dubbio anche la credibilità delle dichiarazioni di Massimo Ferretti, che all’epoca dei fatti aveva una relazione con la madre dell’imputata. Sono stati richiamati, inoltre, i messaggi scambiati tra Adilma Pereira Carneiro e Mohammed Dahibi tra l’8 e il 14 luglio, periodo che per la Procura coinciderebbe con una seconda fase della ricerca del presunto esecutore dell’omicidio.
Messaggi e dichiarazioni al centro dell’udienza
Secondo la difesa, il contenuto di quei messaggi non consentirebbe un’interpretazione univoca e non dimostrerebbe la ricerca di un sicario per Ravasio. Il legale ha respinto anche il valore attribuito a una frase che Ferretti avrebbe riferito agli investigatori: durante un incontro al bar con l’imputata, il compagno di lei e la madre, Ariane avrebbe proposto di cercare tra gli zingari di Magenta.
La difesa ha sottolineato l’assenza di reazioni significative tra i presenti, con la possibile eccezione di Adilma Pereira Carneiro, senza che dalle testimonianze emergessero però certezze. È stata evidenziata anche la mancanza di elementi che dimostrino una successiva ricerca effettiva nell’ambiente indicato.
Infine, l’avvocato Crusco ha contestato il significato attribuito dalle parti civili alla scelta dell’imputata di non sottoporsi all’esame della Corte. Per i legali dei genitori della vittima, il silenzio avrebbe consolidato la gravità, precisione e concordanza degli indizi indicati dalla Procura. La difesa ha invece sostenuto che non rendere dichiarazioni è un diritto dell’imputata e non può essere interpretato come accettazione delle accuse o assenza di ipotesi alternative.