Dopo quasi trent’anni di attività, il dottor Gianni Pitillo lascia il servizio di neuropsichiatria infantile dell’ospedale Del Ponte di Varese per raggiunti limiti di età. Era arrivato in città con l’idea di fermarsi due o tre anni, per maturare esperienza e valutare un possibile percorso universitario. Quel periodo si è trasformato in una lunga carriera, accompagnata dalla crescita del reparto e dai cambiamenti della città.
L’arrivo e la crescita del servizio
Pitillo arrivò a Varese pochi anni dopo la specializzazione, quando la città era sede staccata dell’Università di Pavia e offriva prospettive di carriera accademica nella neuropsichiatria infantile. Il servizio era guidato dal professor Umberto Balottin e disponeva di un’équipe ridotta, chiamata a seguire la città e il nord della provincia.
Iniziňialmente Pitillo divenne responsabile del servizio di Luino, continuando a lavorare anche negli ambulatori varesini. In seguito chiese di dedicarsi esclusivamente all’attività del Del Ponte. Dopo il ritorno di Balottin a Pavia, la guida passò al dottor Piccinelli. Pitillo fu il primo a occuparsi in modo sistematico delle consulenze richieste dagli altri reparti, mentre la neonatologia veniva trasferita dal Circolo al Del Ponte. Alle esigenze legate a neonati e prematuri si aggiunsero quelle della pediatria e, con l’apertura del punto di primo intervento, le consulenze in urgenza.
Nel tempo, il servizio ha ampliato il proprio bacino di utenza, arrivando a ricevere richieste anche da altre zone della provincia e della regione. La struttura, nata come servizio dell’allora Asl ospitato in ospedale, è diventata progressivamente una realtà ospedaliera. Con l’aumento dei medici sono cresciute anche le competenze specifiche: dall’epilettologia ai disturbi neurologici, fino alla psichiatria e ai disturbi specifici dell’apprendimento, area sviluppata anche grazie al professor Cristiano Termine, oggi responsabile del servizio e docente di neuropsichiatria infantile.
Le nuove fragilità degli adolescenti
Un passaggio importante è stato l’avvio del reparto di degenza, realizzato dopo una lunga gestazione segnata soprattutto da ragioni economiche. Varese è diventata la quinta struttura in Lombardia con questo tipo di reparto, dotato inizialmente di dieci posti letto. Secondo Pitillo, oggi quella disponibilità non è più sufficiente, nonostante l’apertura di nuovi reparti in altre zone della regione.
La degenza ha consentito di affrontare situazioni alle quali in precedenza era difficile dare una risposta ospedaliera, tra cui disturbi del comportamento alimentare, condotte aggressive verso sé o verso gli altri e forme di disagio psichico sempre più frequenti tra gli adolescenti. Pitillo osserva che il Covid non ha creato il disagio, ma lo ha reso più visibile: il maggiore tempo trascorso in famiglia ha portato molti genitori a riconoscere la sofferenza dei figli e a chiedere aiuto.
Nel bilancio professionale del neuropsichiatra c’è anche il rapporto con Varese. Al suo arrivo l’aveva descritta come una città poco vivace, soprattutto rispetto a Pavia, da cui proveniva. Negli anni ha visto crescere i locali, le occasioni culturali e la presenza dell’università, che ha portato nuovi giovani e maggiore vitalità. Restano, a suo giudizio, alcune difficoltà nell’accettare chi arriva da fuori, un atteggiamento che oggi individua soprattutto nei confronti degli extracomunitari.
Pitillo lascia il lavoro con serenità e con la convinzione che sia arrivato il momento di lasciare spazio ai più giovani. Ha quasi 68 anni e considera il passaggio generazionale parte naturale della professione, sempre più complessa e fondata sul lavoro di équipe con infermieri, assistenti sociali e servizi del territorio. Della città gli mancheranno le persone, gli amici e anche la passeggiata del sabato lungo il Corso, occasione abituale di incontro con i pazienti e con i residenti. La nuova fase della sua vita sarà legata anche alla Basilicata, sua terra d’origine, dove intende accogliere amici e conoscenti.