Negli ospedali della Lombardia ci sono più medici e l’età media dei professionisti si è ridotta rispetto a dieci anni fa. Allo stesso tempo, però, cresce il numero di chi decide di lasciare volontariamente il servizio pubblico. È il quadro che emerge dallo studio nazionale di Anaao Assomed sulla dirigenza medica del Servizio sanitario nazionale, che mette a confronto l’andamento degli organici e delle uscite tra il 2015 e gli anni successivi.
Organici in crescita e ricambio generazionale
Secondo i dati del sindacato, i medici ospedalieri lombardi sono passati da 14.077 nel 2015 a 15.329 nel 2024, con un incremento dell’8,9%. Anaao interpreta la crescita come il risultato degli interventi adottati negli ultimi anni per recuperare almeno in parte gli effetti delle politiche di contenimento del personale applicate nel decennio precedente.
È diminuita anche l’età media. Tra le donne il dato è sceso da 49,2 a 47 anni, mentre tra gli uomini è passato da 53,5 a 49,8 anni. Per il sindacato, il cambiamento segnala l’ingresso di nuove generazioni nelle strutture pubbliche e l’effetto delle misure straordinarie di reclutamento introdotte di recente.
In aumento anche le assunzioni a tempo indeterminato: erano 641 nel 2015, hanno raggiunto quota 1.784 nel 2023 e si sono attestate a 1.770 nel 2025. Nello stesso periodo i contratti a tempo determinato sono diminuiti da 1.939 a 858 nel 2024, indicando una maggiore stabilizzazione del personale. Restano tuttavia differenze tra le varie specialità, con alcune aree nelle quali le aziende sanitarie continuano a incontrare difficoltà nel coprire gli organici.
Il nodo delle dimissioni volontarie
Il dato considerato più critico riguarda le dimissioni volontarie. In Lombardia erano 197 nel 2015, pari all’1,4%, sono salite a 719 nel 2021, il 4,8%, e sono scese a 484 nel 2025. Il valore resta comunque il più alto tra le regioni italiane. Anaao precisa che il confronto deve tenere conto delle dimensioni del sistema lombardo, il più grande del Paese, e che i numeri assoluti non bastano da soli a descrivere l’incidenza del fenomeno.
Variabile anche l’andamento dei pensionamenti: dal 3,8% del 2015, corrispondente a 528 uscite, si è passati al 4,7% del 2020, con 714 pensionamenti. Nel 2024 il dato era del 4%, pari a 609 uscite, mentre nel 2025 sono state registrate 355 cessazioni.
«I dati dimostrano che quando si investe sul personale i risultati arrivano», afferma Massimiliano Oliva, segretario regionale di Anaao Assomed Lombardia. Secondo il sindacalista, però, le dimissioni volontarie restano un campanello d’allarme. Oliva riconosce l’impegno della Regione sul fronte di bandi e concorsi, ma sottolinea che le uscite riguardano ogni Asst e ogni Ats.
Tra le cause indicate figurano lo stress e il burnout accumulati durante il periodo del Covid, oltre alla concorrenza del privato convenzionato, particolarmente presente sul territorio lombardo. In alcuni casi, sostiene il sindacato, il settore privato offre condizioni economiche e organizzative più favorevoli e maggiori opportunità di crescita. La conseguenza è che alcuni professionisti scelgono di lasciare il servizio pubblico per ridurre i carichi assistenziali, migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata o trovare nuove prospettive professionali.
Per Anaao il ricambio generazionale è ripartito, ma non è ancora sufficiente a superare la carenza di personale in numerose discipline. Il sindacato chiede di affiancare alle assunzioni una strategia stabile di valorizzazione del lavoro medico, con maggiori riconoscimenti professionali ed economici, più sicurezza, tutele, welfare organizzativo e misure per la conciliazione. La sfida, conclude l’organizzazione, sarà non solo reclutare nuovi medici, ma creare le condizioni per trattenerli nel servizio pubblico.