Conti pubblici

Banca d’Italia: crescita debole e inflazione in risalita

Pil fermo allo 0,5% nel 2026; occupazione e sistema creditizio tengono, ma il debito sale al 138,6% del prodotto.

Banca d’Italia: crescita debole e inflazione in risalita

L’economia italiana continua a crescere, ma senza riuscire ad accelerare. Nel secondo trimestre del 2026 il Pil ha registrato un aumento dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti, dopo il +0,3% del primo trimestre. Per l’intero anno, la Banca d’Italia stima una crescita dello 0,5%, seguita da un rallentamento allo 0,4% nel 2027 e da una nuova accelerazione allo 0,9% nel 2028.

Il quadro delineato da Palazzo Koch esclude lo scenario di una recessione, ma conferma la persistente debolezza dell’attività economica e le fragilità strutturali del Paese. Il confronto con l’area euro evidenzia un divario significativo: per il 2026 l’Eurosistema prevede una crescita media dello 0,8% nell’area della moneta unica, destinata a salire all’1,2% nel 2027. Anche Commissione europea, Fondo monetario internazionale e Ocse indicano per l’Italia un incremento del Pil dello 0,5% nell’anno in corso.

Prezzi in rialzo

A pesare sulle prospettive è soprattutto il ritorno dell’inflazione. Dopo una media dell’1,6% nel 2025, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo è salito al 2,8% in aprile, al 3,2% in maggio, per poi attestarsi al 3% in giugno e al 2,9% in luglio. L’inflazione di fondo, depurata dalle componenti più volatili, è rimasta più contenuta, all’1,8%.

Per l’intero 2026, la Banca d’Italia prevede un aumento medio dei prezzi del 3,1%. Secondo le stime, il tasso dovrebbe rientrare al 2% nel 2027 e all’1,9% nel 2028. Il rialzo dei prezzi riduce così i margini di manovra per famiglie, imprese e politica economica, in un contesto già segnato dalla crescita moderata.

Occupazione e finanza pubblica

Tra gli elementi positivi emerge il mercato del lavoro. I dati rappresentati nel grafico della Banca d’Italia mostrano un’occupazione ai livelli più elevati della serie considerata, oltre quelli registrati all’inizio dello scorso decennio. Gli occupati passano in modo approssimativo da circa 22,5 milioni nel 2010 a oltre 24 milioni nel 2026, con un incremento nell’ordine del 7%. In aumento anche il tasso di partecipazione della popolazione tra i 15 e i 64 anni.

Restano favorevoli anche i rapporti con l’estero. Nei primi cinque mesi del 2026 il saldo ha evidenziato un avanzo di 6 miliardi di euro, mentre il saldo dei beni ha raggiunto i 21,7 miliardi. Il sistema bancario mantiene elevati livelli di capitale e liquidità e i crediti deteriorati restano lontani dai picchi dello scorso decennio.

La principale area di vulnerabilità è la finanza pubblica. Il deficit è atteso in calo dal 3,1% del Pil nel 2025 al 2,9% nel 2026, mentre il saldo primario dovrebbe migliorare dallo 0,8% all’1,2%. Il debito pubblico, tuttavia, segue una traiettoria opposta: dal 134,7% del Pil nel 2024 è salito al 137,1% nel 2025 e nel 2026 è previsto al 138,6%. L’economia conserva quindi alcuni punti di forza, ma la combinazione tra crescita contenuta, prezzi più alti e debito elevato continua a limitare le prospettive del Paese.