Sciopero e presidio davanti ai cancelli della Modecor Italia di Cuvio sono stati proclamati per mercoledì 5 agosto 2026, dopo il licenziamento con effetto immediato di due dipendenti. Le comunicazioni sono state consegnate il 31 luglio e il 3 agosto. La mobilitazione è stata promossa dal collettivo dei lavoratori, che chiede il reintegro dei colleghi e l’apertura di un confronto sulle possibili modifiche occupazionali nello stabilimento.
Modecor Italia è un’azienda metalmeccanica attiva nella produzione destinata al settore dolciario e conta oltre cento dipendenti. Dal 2017 fa parte del gruppo Casa Optima, con sede a San Clemente, in provincia di Rimini. Al centro della vertenza ci sono le ricadute occupazionali legate all’introduzione di un nuovo sistema gestionale.
La motivazione contestata
Secondo quanto riferito dalla Fiom Cgil, l’azienda avrebbe motivato i provvedimenti con la soppressione delle mansioni svolte dai due lavoratori. Le attività, sempre secondo la ricostruzione del sindacato, non sarebbero più necessarie proprio in seguito all’adozione del nuovo gestionale. A spiegare la posizione dell’organizzazione è Massimo Filomena, funzionario della Fiom di Besozzo.
I lavoratori contestano sia il merito sia le modalità della decisione. Il sindacato sostiene che non siano state fornite risposte chiare sull’effettiva riorganizzazione e sulla possibilità di ricollocare i dipendenti in altre funzioni. La ricostruzione della rappresentanza dei lavoratori è che la scelta non dipenda da una riduzione dei volumi produttivi, ma da una politica di contenimento dei costi del lavoro.
La richiesta di un confronto
Viene criticata anche la gestione dei licenziamenti, descritti come avvenuti senza un confronto preventivo con i lavoratori e con le loro rappresentanze. Il collettivo respinge inoltre l’ipotesi di compensazioni economiche, sostenendo che nessun indennizzo possa sostituire la dignità del lavoro.
Il presidio è stato programmato dalle 10 alle 12 davanti allo stabilimento di Cuvio. Attraverso l’astensione e la presenza ai cancelli, i dipendenti chiedono il reintegro dei due colleghi e l’avvio di una discussione con l’azienda sugli effetti della riorganizzazione e sulle eventuali conseguenze sull’occupazione.